I legali di Google confessano: "Chi usa Gmail non può pretendere il rispetto della privacy"

I legali di Google confessano: “Chi usa Gmail non può pretendere il rispetto della privacy”

Non è una novità per tutti gli attivisti dei diritti digitali degli utenti, ma fa un certo effetto sentirselo dire in maniera così spudorata.

Ed è ciò che i legali di Google affermano in una delirante memoria in risposta ad una class action: “Una persona non ha alcuna aspettativa legittima di privacy sulle informazioni che volontariamente affida a terze parti. […] Del resto è come chi invia una lettera ad un collega: non può sorprendersi che l’assistente del destinatario apra la missiva (e che crei opportuni dossier da vendere a caro prezzo a partner commerciali terzi? ndr).”

Non è un periodo particolarmente fortunato per questo colosso del Web, recentemente noto come uno dei principali collaboratori dell’NSA nel progetto di spionaggio e dossieraggio globale Prism, ma con così tante risorse economiche a disposizione ci saremmo aspettati una linea difensiva leggermente più “granitica”. Le associazioni statunitensi per i diritti dei consumatori, Consumer Watchdog in primis, ringraziano sentitamente ed invitano caldamente gli utenti che tengono alla privacy propria e dei propri contatti di posta elettronica, a non usare GMail.

La memoria legale offre inoltre un passaggio molto subdolo e insidioso per i più sprovveduti, in cui si spiega inoltre che Google “scansiona” sì le mail, ma con processi automatizzati, senza alcun occhio umano. Ah beh, allora tutto a posto, no?

Ma quale malato di mente (con tutto il rispetto per i malati di mente) andrebbe mai a pensare a schiere di operatori impegnati a leggere tutte le mail scambiate dai 400 milioni di utenti GMail di tutto il mondo sghignazzando come matti per i contenuti bizzarri? Il problema sono le informazioni prelevate dai processi automatizzati e raccolte in dossier altamente intrusivi per l’utente e pronti ad essere venduti ai propri partner commerciali o ceduti a programmi governativi segreti (o quasi) in nome della “sicurezza nazionale”.

È vero che sull’ingenuità umana si può sempre contare, ma ragazzi… impegnatevi un tantinello di più, suvvia.

Fonte: Il Fatto Quotidiano – ilfattoquotidiano.it