C'è la crisi, siamo tutti più buoni

C’è la crisi, siamo tutti più buoni

Credo non sia solo mia l’impressione che in questo interminabile periodo di conclamata crisi economica (che a giorni alterni vede la famosa luce in fondo al tunnel), in cui il modello di consumismo (a debito) sfrenato si sgretola inesorabilmente, si ricorra in maniera diffusa alla panacea “evergreen”, ovvero l’etica.

Etica, sostenibilità, comunità, ecc. una magica combo per apparire tutti più buoni e appetibili.

Lungi da me criticare questi valori (è la prova che costituiscono davvero un valore aggiunto e un richiamo forte per il mercato), ma c’è sostanza dietro allo spot? Ci sono parole come ad esempio “innovazione”, “merito”, “startup”, talmente abusate che ad usarle a scopo promozionale ormai ottengono praticamente l’effetto opposto. Ma poi perché bisogna optare per i valori solo quando la nave affonda?

Ve la ricordate HP con WebOS oppure Nokia con la farsa su Symbian? “Stiamo fallendo? Presto allora, tutto Open Source! Presto community vienici a salvare! Evviva l’Open Source! Scherzi? Noi ci abbiamo sempre creduto!” E poi ovviamente falliscono perché è troppo tardi e allora è colpa del modello Open Source che non funziona, no?

Poi per fortuna ci sono anche gli esempi positivi, i casi di successo di grande spessore come ad esempio Arduino (che continua a rinnovarsi con grande entusiasmo degli appassionati), il Raspberry Pi, Firefox OS, il progetto FairPhone e molti altri ancora.

Io dico questo: il modello Open Source unito al brand rappresentato da un insieme di solidi valori etici funziona, ora impariamo a riconoscere e a premiare i progetti “di sostanza”.