Brevetti software: limite o bilancia del mercato?

I brevetti sul software costituiscono un forte limite allo sviluppo tecnologico oppure sono necessari a rendere più equilibrato il mercato industriale? Servono a premiare l’inventiva o sono sempre di più un’arma atta a tutelare posizioni consolidate nel mercato?

I brevetti nel nostro immaginario nascono per premiare l’inventiva e garantire all’inventore un giusto guadagno, nella mera realtà sono uno strumento per gestire controversie giudiziarie sul “chi ha fatto per prima qualcosa”. Nel caso del software il brevetto si intende applicato ad una “invenzione realizzata per mezzo di un elaboratore (fonte Wikipedia)”. Non tutti i paesi prevedono questo tipo di brevettabilità, vi lasciamo leggere in autonomia la questione su Wikipedia e non entriamo nel merito.
Rimaniamo invece sul concetto: il brevetto concede diritti esclusivi a chi lo possiede per un tempo solitamente di 20 anni. Se per il campo industriale questo può costituire un lasso di tempo accettabile, nel campo informatico corrisponde a ere geologiche: pensate ad esempio che la rivoluzione “mobile” è avvenuta in circa 4 anni cambiando radicalmente il mercato consumer e non.
L’innovazione si fonda, oltre che sul “colpo di genio” sul migliorare le tecnologie pregresse, quindi sul basarsi anche su invenzioni altrui (concetto del tutto compatibile con la filosofia open source): se questo percorso è bloccato anche l’innovazione risulta fortemente penalizzata.
Cosa fare dunque?

Proviamo a dare due indicazioni: una più pratica e una più ideale.

Aderire alla Open Invention Network (o fondare un progetto simile), “un’azienda che acquista brevetti e li rilicenzia gratuitamente a enti che, a loro volta, si impegnano a non esercitare i propri brevetti contro sistemi e applicazioni Linux e sistemi analoghi (fonte Wikipedia)”. Proteggere quindi l’innovazione acquisendo brevetti, e registrandone anche di nuovi, allo scopo di prevenire un uso ostile a Linux e all’open source (che per definizione consente una rapidissima innovazione tecnologica).

Adottare direttamente il modello open source che garantisce sia il riconoscimento “storico” della propria invenzione, che il giusto guadagno attraverso i tanti modelli di business ormai consolidati (e perchè no di nuovi). Unica pecca è che si è al sicuro rispetto ai brevetti terzi solo una volta pubblicato il progetto open source, che quindi diventa tecnologia pubblica e non più brevettabile.

In conclusione possiamo riflettere su questa differenza: il modello della brevettabilità del software consente i guadagno elevato di pochi, non garantisce la qualità, limita il libero mercato e frena l’innovazione; il modello open source consente un giusto guadagno (e diffuso a più figure), qualità e innovazione rapidissima.

Come lettura integrativa suggeriamo l’impegno della Free Software Foundation Europe (FSFE) sulla questione:
Brevetti Software in Europa