Mission Possible: Free your Android!

Che cosa rappresenta Android per Linux e per il software libero? Di certo è il sistema operativo basato sul kernel Linux più diffuso al mondo, ma è molto differente dalle comuni distro GNU/Linux: ha conquistato la telefonia, i tablets, device disparati fra cui console di gioco, fotocamere, car-infotainment e chissà dove arriverà in futuro… La comunità potrebbe abbracciarlo e lavorare per migliorarlo o respingerlo come un corpo estraneo, quali sono le sue criticità? Come può diventare più aperto?

Allora partiamo subito col dire che Android è Linux, è la stessa Linux Foundation a dirlo. Tra i tanti “goal” di cui si fregia la fondazione c’è anche la conquista del settore mobile, questo è indiscusso. Il codice di Android ed il suo kernel sono software libero, anche se con licenze distinte. Allora perché la sua piattaforma è considerata poco aperta e libera?
Fondamentalmente per tre punti:

  • Drivers
  • Software e servizi aggiuntivi
  • Governance

Molti componenti hardware dei device presenti in mercato possono funzionare esclusivamente con drivers proprietari, questo non è imputabile direttamente ad Android ma certamente è un bell’ostacolo.

I device Android arrivano sugli scaffali dei negozi pieni zeppi di software aggiuntivo proprietario e servizi spesso poco trasparenti e molto poco rispettosi della privacy. L’aspetto peggiore di questo punto è che è proprio questo pacchetto aggiuntivo a creare “la magia” del device che altrimenti avrebbe funzioni non troppo dissimili da quelle di comune PC casalingo.

La governance del progetto non tiene in gran considerazione l’apporto della comunità, sviluppo “segretissimo” in stanze buie e rilascio del codice in pasto alla comunità solo a fine lavori (con il caso eclatante della versione 3.0 in cui ciò non avvenne). Questo sostanzialmente significa che la comunità viene considerata un’entità “scova-bugs” e non una risorsa per arricchire le fasi salienti di sviluppo. Facendo un parallelo emblematico possiamo dire che anche Ubuntu ha delle politiche di sviluppo aziendali e non democratiche, ma il coinvolgimento della comunità nelle fasi dello sviluppo, oltre a migliorare la qualità finale dei rilasci, permette di discutere e incidere su scelte e funzionalità ritenute critiche (ad esempio il recente caso delle Shopping Lenses).

Cosa fare dunque
A nostro avviso sarebbe da folli respingere Android come un corpo estraneo: è Linux, è software libero, domina il mercato… perchè buttare via questo patrimonio? La comunità unita, magari non potrà “rivoluzionarlo”, ma può far molto per migliorarlo come piattaforma.

La prima cosa è sostenere attivamente la campagna promossa dalla Free Software Foundation “Libera il tuo Android“. La campagna segue i principi alla base della FSF di dare agli utenti il controllo dei propri dispositivi e della della propria privacy e fornisce preziose indicazioni per migliorare da subito la propria condizione. Le indicazioni partono già dall’acquisto invitando a scegliere modelli il cui boot sia sbloccato o facilmente sbloccabile. Vengono consigliati poi firmware alternativi come CyanogenMod o Replicant con i quali è possibile ottenere funzionalità aggiuntive e libertà nella scelta di software e servizi (non per forza legati a Google ad esempio). Viene poi spinto l’utilizzo del repository FOSS F-Droid, un client ricco di proposte free software e sempre aggiornato. Appoggiare poi in tanti questa campagna consente di ottenere un “peso politico” nelle richieste da non sottovalutare, l’unione fa davvero la forza.

FSF a parte le nostre personali indicazioni sono queste:

  • Ogni nostro acquisto è un voto politico, premiare dunque i prodotti più aperti possibile (almeno il boot sbloccato per dire).
  • Partecipare attivamente al progetto F-Droid e potenziarlo al massimo facendogli varcare la soglia del “roba da nerd” e rendendolo appetibile al largo pubblico enfatizzando non solo la gratuità, ma soprattutto la sicurezza e il totale rispetto della privacy (impariamo dal marketing di DuckDuckGo). Studiare il modello di business open source più adatto per finanziare questo progetto, gli sviluppatori non devono “morire di stenti” ma essere incentivati a partecipare.
  • Il motore del mobile oggi sono i servizi web, la base software ormai conta relativamente poco. Creare valide (e ripetiamo valide, non brutte copie da sfigati) alternative ai servizi esistenti e, finalmente, crearne di nuovi (innovare non inseguire sempre). C’è tanto codice open source per servizi web ma pochi servizi per l’utente finale attivi e diffusi, bisogna diventare providers e arricchire l’offerta. La pubblicità potrà essere deflagrante: finalmente un servizio che non stalkera l’utente. Scegliere anche in questo caso un opportuno modello di business, servono soldi per una startup (e anche spirito imprenditoriale). Questo progetto porterebbe benefici non solo ad Android ma anche all’Open Web, non sarebbe un risultato da poco.

Il sogno da realizzare è questo: Android Open Source Project (e firmware derivati) + App Store FOSS + Pacchetto servizi Open Source che diano Sicurezza e Privacy. Cosa ne dite? E’ possibile?