L’angolo della polemica: parliamo della “Contribute Page” di Ubuntu

La “Contribute Page” è una pagina che dovrebbero mostrare tutte le distro al momento del download: una richiesta di donazione libera.

Donazione libera nell’importo e ovviamente facoltativa, come consuetudine di tutti i progetti open source anzi, la “Contribute Page” è anche meglio organizzata, perché oltre a chiedere una donazione specifica i progetti a cui indirizzarla, è quindi utile come “sondaggio” per mostrare a Canonical dove la comunità di Ubuntu vuole che lo sviluppo venga concentrato. Quindi arrivati a questa pagina potete tranquillamente scegliere di donare o non donare, Ubuntu rimane gratuito come sempre, e se vogliamo anche libero da software proprietario: è una distribuzione che consente una scelta o l’altra (fatta eccezione per il Kernel che, come tante altre distro consolidate, non è il “purissimo” Kernel-Libre). Perché un altro punto spinoso per alcuni è che Ubuntu renda facile l’installazione di software proprietario e a pagamento… A nostro avviso questo è concedere agli utenti la libertà di scelta più vasta possibile, e sottolineiamo LIBERTÀ perché un utente non deve pagare per le carenze del mondo open source, deve poter fare le cose di cui ha bisogno senza dover cambiare sistema operativo. Sta a chi opera nel mondo open source, e includiamo noi stessi, fare in modo di rimuovere tutte le barriere: “Non domandarti cosa l’open source possa fare per te, ma cosa tu possa fare per l’open source” (semi-citazione).

Volete un hardware libero? Fate come la Goldelico con il GTA04, come il Raspberry Pi, come Arduino, ecc. La scheda NVIDIA non va? Avete fatto donazioni al team che lavora su Nouveau? Neanche un cent? E allora… Il lavoro costa, che sia per un progetto closed o open costa comunque, o lo si fa in prima persona o lo si deve pagare. Il mondo open source permette di scegliere se pagare, quanto pagare o permette di contribuire a seconda delle proprie competenze: se non sai programmare puoi fare grafica, se non sai fare grafica puoi tradurre, se non sai tradurre puoi diffondere e così via.

Ci sono progetti open source che si confrontano nel settore consumer, forse quello più agguerrito di tutti, devono presentarsi con “le pezze al culo” o possibilmente alla pari rispetto alla concorrenza? “Eh ma non si vende…” Chiaro, se non hai soldi da investire per realizzare un prodotto competitivo… Quindi bisogna trovare un modo di fare open source e di vivere con questo open source, nei server per esempio ha funzionato. Ora tocca cimentarsi nel consumer, per ora ci sono Android ed Ubuntu, ma stanno arrivando altri competitors nel mobile (Tizen, FirefoxOS, OpenWebOS, ecc.).

Poi ci sono quelli che con sguardo spento e braccia incrociate i dicono “Ma quando sarà l’anno di Linux sul desktop?” E tu puoi solo che consigliargli di andare a giocare a pallone sulla tangenziale… Gandhi diceva che “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Vuol dire che ci dobbiamo rimboccare tutti le maniche!

In conclusione

Le critiche ai progetti vanno benissimo quando sono costruttive, alcuni progetti non sono democratici ma comunque ricettivi. Se individuate un problema, date uno spunto per la sua soluzione, se dite “Non fare i soldi così perché secondo me non è etico ” proponete un’alternativa sostenibile. Noi un paio di settimane fa abbiamo pubblicato un articolo per dare proposte per un business open source sostenibile, probabilmente ce ne sono altri o si possono migliorare, ma la strada da percorrere è quella perché il lavoro dei volontari è oro, ma da solo non basta. E qui concludiamo, se volete dire la vostra siamo qui 😉