Open Data dalla Scuola, Open Data nella Scuola

Giovanni Longo commenta l’interessante articolo:

Dove sono gli Open Data nella Scuola?” di Marco Fioretti | Pionero, Digital Innovation

 

Sicuramente l’articolo tocca un argomento importante: il ruolo della Scuola nella diffusione della cultura della condivisione e del riuso.

L’esistenza di licenze come le Creative Commons aiuta molto, in quanto sono molto semplici da comprendere e da utilizzare (condizione necessaria per portarle all’attenzione dei più giovani). Uno dei punti più importanti su cui calcare la mano secondo me è smontare la subcultura del copia-incolla selvaggio, del “se è disponibile su internet me lo posso prendere e utilizzare a mio piacimento”. Parlare di licenze aiuta a parlare di legalità, di rispetto delle regole: guarda un attimo a chi appartiene quell’immagine o quel testo e se puoi prenderli, chiedi se puoi farlo… E quasi automaticamente si insegna a condividere e a segnalare con l’opportuna licenza questa volontà. E’ assolutamente un bel gioco da fare a Scuola e, possibilmente, nella vita reale.

Per fare un passetto oltre si possono pianificare e coordinare alcune attività, al fine di ottenere risultati di più ampio impatto. L’esempio delle attività di uso e rilievo dati per OpenStreetMap è molto calzante. Un altro che mi viene subito in mente è l’iniziativa “Wiki loves monuments” che può diventare un gioco istruttivo da fare con i ragazzi alla scoperta dei monumenti, e quindi della storia, della propria città.

Quello che intendo dire è che un piccolo sforzo e un po’ di coordinamento si possono ottenere dati “ordinati” e quindi di maggiore impatto. Ovviamente questo sforzo è in carico agli insegnanti e ai dirigenti scolastici che, ce lo auguriamo tutti, devono essere messi nelle condizioni di farlo.

Quindi:

  1. Scuole messe in sicurezza (al primo posto per non dimenticarcelo mai)
  2. Meno tablet (e programmi di dubbia natura per gonfiare le tasche di chissà chi)
  3. Più cultura (vera, da toccare con mano).