Microsoft non è più il nemico N°1

Microsoft non è più il nemico N°1

Era l’Estate del 2004, un mese prima del primo rilascio di Ubuntu Mark Shuttleworth fissava l’obiettivo del percorso che si stava apprestando a compiere segnalando il primo grande bug da risolvere: “Microsoft has a majority market share”. Microsoft ha la fetta di mercato maggioritaria, e così era infatti, visto che si parlava di una quota del 90%.

Nove anni dopo (qualche giorno fa) ecco la svolta: Mark Shuttleworth chiude il bug. Esaminiamone le motivazioni.

“Oggigiorno il personal computing è un affare molto più ampio di quanto non fosse nel 2004: telefoni, tablet, tecnologie indossabili e tanti altri dispositivi sono tutti parte di un mix che compone le nostre vite digitali. In una prospettiva di competizione questo mercato più ampio vede una concorrenza più sana, con iOS ed Android che rappresentano una fetta considerevole.

Android può anche non essere la tua scelta preferenziale di Linux, ma è senza dubbio una piattaforma Open Source che offre benefici sia pratici che economici ad utenti ed industria. Dunque nel personal computing abbiamo sia competitività che buona rappresentanza per l’Open Source. Anche se abbiamo avuto solo un piccolo ruolo in questo cambiamento, penso sia importante per noi riconoscere che il cambiamento è avvenuto. Quindi dal punto di vista di Ubuntu questo bug è ormai chiuso.

C’è ovviamente anche un elemento sociale legato a questo bug. Per molti ha significato come una sorta di dichiarazione di intenti, ma è meglio che focalizziamo i nostri intenti nell’eccellenza di ciò che facciamo piuttosto che impattare nel prodotto di qualcun altro. Da quando questo bug è stato registrato abbiamo dimostrato come possiamo essere magnifici nel cloud, e spero presto anche magnifici per gli sviluppatori, sui loro desktop, e forse anche per gli utenti di tutti giorni su di un range completo di dispositivi. Preferirei trovassimo un motto che celebrasse queste grandi intuizioni e la leadership.

Non significa nulla se oggigiorno, operando nel cloud computing, il Microsoft IAAS team si dimostri sia tecnicamente eccellente che molto focalizzato nel far girare tutti i sistemi operativi, inclusi guest Linux come Ubuntu, in maniera ottimale su Azure, facendo sì che sia un piacere lavorarci? Forse il cambiamento del mercato ha svolto un ruolo in questo. Le circostanze sono cambiate, le istituzioni si sono adattate e così dobbiamo fare anche noi.

Lungo queste linee è giusto riflettere su quanto sono cambiate le cose dal 2004, e su quanto veloce sono cambiate. Per Ubuntu l’obiettivo rimane regalare esperienze favolose: per gli sviluppatori, per le persone che costruiscono infrastrutture di produzione, per gli utenti finali su un range di dispositivi. Stiamo facendo tutto questo in un contesto che cambia completamente ogni decade. Dunque dobbiamo desiderare di compiere questi cambiamenti noi stessi, nei nostri processi, nelle nostre pratiche, nei nostri strumenti e nelle nostre relazioni. Cambiare lo status di questo bug è solo un piccolo esempio.”

È una scelta di maturità dunque, per calcare la propria strada (già intrapresa) invece di limitarsi ad inseguire un concorrente che ormai, considerando tutto il personal computing, detiene solo il 20% di share market.

Qui il video in cui commento la notizia a margine della conferenza “State of the Net”.

Foto via OMG! Ubuntu!