Crisi dell'editoria in Italia: colpa di Internet?

Crisi dell’editoria in Italia: colpa di Internet?

La scorsa settimana la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha presentato uno studio intitolato “La Stampa in Italia (2010-2012)” dal quale emerge la profonda crisi che (ormai da anni) investe il settore, con particolare riferimento a quotidiani e periodici, settore che pur gode di (lauti) contributi pubblici.

La causa di questa crisi viene individuata dalla FIEG, oltre che nella “sfavorevole congiuntura economica”, negli “effetti dell’evoluzione tecnologica”, che tradotto significherebbe la diffusione di internet e dei servizi mobili, quindi dei contenuti digitali. La cosa sconcertante è il passaggio successivo in cui la FIEG lamenta “l’insufficienza della tutela dei contenuti editoriali nella Rete nei confronti di utilizzatori che non si fanno carico degli oneri connessi alla produzione dell’informazione” e chiede, tramite una lettera aperta al Governo Letta, norme più stringenti.

Premesso che praticamente tutte le testate giornalistiche hanno un sito web che gode di introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie e hanno la possibilità (qualora in presenza di capacità imprenditoriali) di stimolare o bilanciare le vendite dei propri giornali o dei propri abbonamenti digitali, la nostra domanda è:

chi è che ruba le notizie ai quotidiani che tanto spendono per ricercarle e riportarle? Ci sono portali di informazione pirata? Perché non li denunciano per violazione del copyright? Sono forse i blog personali a rubare spazio ai grandi giornali? Vogliamo scherzare? E con regole probabilmente liberticide per combattere le violazioni del copyright lorsignori pensano di poter risollevare le proprie vendite? Ci credono sul serio?

Facciamo un discorso puramente imprenditoriale: sono tutti ma proprio tutti i giornali ad essere in crisi? No, ad esempio il Fatto Quotidiano vende bene (sia in formato cartaceo che digitale) pur non beneficiando di contributi pubblici per l’editoria, e mantiene un sito web che offre notizie e contenuti multimediali che è al secondo posto (dopo il sito de La Repubblica) per visite in Italia. È dunque un caso? Sono dei miracolati o forse hanno trovato la formula imprenditoriale giusta per funzionare bene senza pesare sui già martoriati contribuenti?

Prima di invocare (ennesime) norme contro il web non è forse il caso di studiare i casi di successo nostrani ed esteri mettendosi un attimo in discussione? È vero che l’informazione è un servizio pubblico, ma non sta scritto da nessuna parte che bisogna tenere in vita giornali che la gente non intende leggere.

Come spunto di ulteriore riflessione vi consigliamo la visione di questo video registrato allo scorso Festival del Giornalismo sulla capacità dei giornali italiani di utilizzare i social media: Giornali su Facebook e su Twitter: la situazione italiana

Foto di Diego Grez, via Wikimedia Commons.