Twitter ha detto no a Prism

Twitter ha detto no a Prism

Un articolo di La Repubblica ci ricorda che è sempre opportuno fare i distinguo, specialmente in casi eclatanti come quello del programma di sorveglianza Prism.

Twitter è l’unico “big” che ha detto di no alla sorveglianza dei propri utenti. In queste ore il portavoce della compagnia ha ribadito ai media: “Gli utenti hanno il diritto di opporsi alle richieste governative ingiuste e noi stiamo dalla loro parte in questa battaglia“.

Anche l’Electronic Frontier Foundation certifica questo impegno di Twitter, attribuendogli sei stelle nella classifica delle aziende che proteggono i dati dei propri utenti rispetto appunto alle autorità governative. Nel dettaglio i punti che Twitter soddisfa sono:

  1. Richiedere un mandato per ottenere contenuti
  2. Avvisare gli utenti della richiesta governativa nei loro confronti
  3. Pubblicare rapporti (annuali) di trasparenza
  4. Pubblicare linee guida sulle imposizioni legislative
  5. Difendere il diritto alla privacy dei propri utenti in tribunale
  6. Difendere il diritto alla privacy dei propri utenti al Congresso degli Stati Uniti

A riprova di ciò, Repubblica cita l’episodio relativo alle manifestazioni di Occupy Wall Street in cui Twitter portò in tribunale le richieste di informazioni circa alcuni utenti e, pur perdendo la causa, combatté per difendere i loro diritti.

Questo distinguo non può che farci piacere visto che LinuxBird è nato su Twitter proprio per l’impressione di maggiore libertà di questa piattaforma commerciale.