I bugs del #BloggersContest

Rispondiamo al post di Mte90 e approfondiamo le questioni da lui affrontate:

Perché sono stufo dei BloggersContest e dei blogger OpenSource

I bugs del contest

Sostanzialmente Mte90 individua tre principali bug nella nostra iniziativa:

  1. Il contest non è meritocratico “Ho vinto con un articolo che non ritenevo il migliore, mentre gli articoli in cui mi ero impegnato di più e che ritenevo validi non sono stati premiati né granché considerati”.
  2. Pochi commenti ai post = poco interesse per l’argomento “Chiudete l’articolo con un ‘Cosa ne pensate?’ e non avere risposta vorrà dire ben qualcosa”.
  3. Troppe parole e pochi contributi pratici alla realtà Open Source “Questi articoli vengono letti da persone inserite nell’ambiente che sempre secondo me si sono stufate di pareri e pareri ci servono più fatti”.

1. Il contest non è meritocratico

Il contest per definizione è una sfida quindi prevede una votazione o una giuria che sceglie, noi abbiamo scelto una votazione aperta a tutti, potenzialmente democratica. Questo meccanismo ovviamente ha dei limiti, a cominciare dalla nostra stessa portata: abbiamo circa 1200 followers su Twitter ma il numero dei votanti non ha mai superato la cinquantina. Più il numero totale è basso più è facile che nelle votazioni possano incidere fattori poco legati alla bontà dell’articolo, come gli amici che votano più per simpatia che per effettiva convinzione, ma fa parte del gioco e dobbiamo starci. Metterci noi a fare da giuria sarebbe poco stimolante e non darebbe un buon feedback del gradimento dell’iniziativa.

Facciamo però autocritica e cerchiamo di capire il perché di questo rapporto 1200 a 50:

  • L’argomento del contest non interessa. Può assolutamente essere, per quanto ci sforziamo di scegliere argomenti attuali e che possano generare un dibattito interessante possiamo anche aver sbagliato tutto. Tuttavia sono argomenti che ci stanno a cuore e che battiamo spesso e che in fondo hanno generato quello stesso seguito di 1200 followers…
  • Il blog è uno strumento che ha dei limiti. Scrivere su un blog vuol dire approfondire, fare un discorso completo e purtroppo il web dei giorni nostri è fruizione rapida, a volte superficiale, un po’ come chi dei giornali legge solo i titoli e guarda le figure: è infatti l’era dei social networks. Di tanti che ci seguono sui social solo pochi sentono la necessità di un approfondimento, ma ciò non vuol dire che questa sia un’attività di valore inferiore: le notizie social passano veloci e velocemente si dimenticano, gli approfondimenti rimangono e diventano spesso una preziosa risorsa specialmente nel lungo periodo.
  • I post non piacciono. Può essere, a volte ci sono stati articoli un po’ frettolosi o sgrammaticati, ma in generale nelle già numerose settimane del contest abbiamo letto tanti spunti interessanti. Va detto che nel giudizio sui post incidono con rilevanza fattori non tecnici quali la scorrevolezza del discorso, la correttezza grammaticale, la capacità di sintesi senza tuttavia scadere nella superficialità, ecc. Scrivere non è da tutti, in questo contesto può benissimo venire premiato un bravo scrittore ma pessimo informatico, bisogna accettarlo.

2. Pochi commenti, poco interesse

I numeri dei votanti sono quelli che abbiamo detto, non sono tantissimi. I fattori elencati qui sopra incidono sicuramente nella quantità dei commenti. Ricordiamo però che spesso gli argomenti dei contest hanno suscitato un dibattito su Twitter o Diaspora, questo non dà un ritorno diretto ai bloggers ma è comunque un segnale concreto di interesse.

3. Troppe parole, pochi fatti

Per molti versi siamo d’accordo con te, ma, convinti della bontà del nostro progetto (sennò avremmo già chiuso da tempo baracca e burattini) vogliamo comunque difendere il ruolo di chi scrive.

Lo staff di LinuxBird è composto da due persone, nessuna delle due è uno sviluppatore, né un esperto di informatica o di chissacchè, semplici appassionati. Non siamo degni di partecipare alla diffusione di GNU/Linux e del Software Libero?

Noi siamo utenti comuni e ci occupiamo soprattutto di utenti comuni, che sono il famoso 99%, mentre l’1% sono gli utenti GNU/Linux nel mondo. Ecco, quelli “degni” di partecipare alla diffusione di GNU/Linux e del Software Libero hanno finora portato all’1%, numeri da capogiro. “Questo è l’anno di Linux sul desktop” è diventato ormai una burla, son passati gli anni e il desktop ora sta diventando sempre meno rilevante, qualcuno si vuole domandare perché? Qualcuno si sta chiedendo qual è la direzione del mondo consumer ora che il desktop sta perdendo rilevanza? File e file di programmatori chini sul proprio lavoro senza domandarsi “Il mio lavoro soddisfa la clientela a cui è rivolto?” Progetti storici come Gnome e KDE vanno in crisi profonda, perdono identità e direzione, è un caso?

Potremmo andare avanti a lungo con le considerazioni, la risposta è che serve un dialogo utenti finali-sviluppatori e soprattutto figure in grado di interpretare correttamente la realtà storica e con una visione per il futuro. Finché c’era da scimmiottare Windows e le varie applicazioni desktop era tutto facile, copiare e creare alternative open a man bassa e via… Il desktop aveva tempi tutto sommato sostenibili, una volta esploso il web e il mobile tutto è cambiato, ma soprattutto tutto sta cambiando a velocità pazzesca.

Cosa stiamo cercando di fare, nel nostro piccolo e con umiltà, con LinuxBird: non solo diffondere il Software Libero così alla cieca in un inutile susseguirsi di notizie di rilasci software, ma cercando di individuare la strada giusta da percorrere per stare davanti, non per inseguire come in passato. Indicazioni per chi deve scegliere cosa programmare, cosa serve, cosa piace, cosa funziona ora e cosa funzionerà domani, come vivere con il Software Libero invece di andare avanti nei ritagli di tempo… se volete con un po’ di presunzione, certo.

Guardate in successione gli argomenti che abbiamo proposto nelle varie settimane del Bloggers Contest: brevetti software, web, business e privacy, PMI, liberare Android, gaming on Linux, Ubuntu per l’open source, innovazione in Italia, diffondere GNU/Linux, spingere il Software Libero, la comunità, Hosted o Unhosted (che non è lo stesso di web, business e privacy). Ci sono tutti i temi più attuali e cruciali, a cui abbiamo cercato di partecipare in prima persona con proposte (tante) più che analisi e constatazioni.

E’ questo il bug dei bloggers open source: analizzare il passato, meglio se remoto…