L’angolo della polemica: le distro fuorilegge

Qual è la distro “colpevole” per antonomasia? “Ubuntu!” Risponde il coro… “Ah noi sì che siamo puri, usiamo Arch, usiamo Debian…” E invece… 😉

Ecco qui l’elenco delle distribuzioni GNU/Linux (e pure BSD-based) “fuorilegge” secondo la Free Software Foundation (FSF):

Link: Perché non approviamo altri sistemi | GNU.org

Ubuntu a parte l’elenco è una strage: Arch, CentOS, Debian, Fedora, Gentoo, Mandriva, openSUSE, Red Hat, Slackware… Sono tutte fuori, con le motivazioni che potete leggere.

Quali distro si salvano dunque? Ben poche, e forse non le avete mai sentite nominare:

Link: Distribuzioni GNU/Linux libere | GNU.org

Cosa dobbiamo fare dunque noi attivisti del Software Libero? Dobbiamo buttare nel cesso tutte le distro più amate ed affermate? Dov’è il bug?

Il bug è soprattutto il supporto hardware, ma possiamo costringere con la forza i produttori? E se diventassimo noi produttori? Perché, per esempio, la Free Software Foundation non ha mai pensato di mettere in piedi una campagna di raccolta fondi per produrre hardware libero? Ed ovviamente non parliamo di hardware “da pezzenti”, ma che permetta di stare al passo con la tecnologia nel rispetto delle nostre libertà-cardine.

Perché sgolarsi tanto a far cambiare gli altri quando possiamo essere noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere? Tutte giuste le campagne, ma non sono gli utenti finali a dover pagare le nostre mancanze: vogliamo il Software Libero? Dobbiamo adoperarci in tutte le direzioni per poterlo realizzare!

Per fare un esempio: con che coraggio possiamo dire a una persona “Ecco, tieni un telefono con Replicant, sappi però non ti funziona la fotocamera…” Quella persona ti deve per forza sputare in un occhio, assolutamente. La cosa buffa è che l’unico telefono davvero open source, il Neo FreeRunner, è stato l’ultimissimo device ad essere supportato dal progetto Replicant…

Allora vedete che il principale bug siamo noi stessi… DOBBIAMO CERCARE UN NUOVO APPROCCIO, punto.

La via d’uscita c’è, proviamo a dare qualche spunto.

Produrre e vendere hardware open source è possibile: guardiamo progetti quali il Raspberry Pi o la gaming console OUYA basata su Android e finanziata con il crowdfunding… Perché, per esempio, non si prova a creare una scheda video open source invece di lamentarsi del mancato supporto Nvidia? Presentando progetti validi abbiamo visto diverse campagne di crowfunding ottenere il successo…

Ci sono anche tanti esempi, magari non proprio mainstream, di chi ha cercato di fornire un prodotto GNU/Linux pronto all’uso e ben supportato: il team JoliCloud che provò a commercializzare il Jolibook, un proprio netbook “brandizzato”, c’è il progetto dell’open tablet Vivaldi basato su KDE Plasma Active e Mer, c’è il team di Linux Mint che ha da poco presentato il proprio PC Shop online, per i purissimissimi c’è pure il negozio italiano Garlach44 che vende PC con Trisquel GNU/Linux (OS nella lista dei “buoni” della FSF), ecc.

Infine il tanto criticato Ubuntu ci sta insegnando che portare avanti un progetto rivolto con convinzione ed impegno all’utente finale dà i suoi frutti e può convincere anche i produttori “big”, perché i progetti più “puri” non fanno lo stesso?

Il libero mercato ci insegna che ogni nostro acquisto è un voto politico, supportiamo dunque i progetti più aperti (o creiamone di nuovi) e diamo un forte segnale al mercato e ai produttori!