Linux per tutti, c'è chi dice no

Linux per tutti, c’è chi dice no

Lo si avverte nell’aria, siamo prossimi ad uno di quei momenti storici per cui nulla sarà più come prima: Linux davvero per tutti (e dappertutto).

Dopo la conquista degli smartphone operata da Google con Android è apparso chiaro a tutti che questa sfida poteva essere vinta: il modello di business basato sull’Open Source funziona anche nel combattutissimo mercato consumer, dove tutto si evolve rapidamente. Anzi, forse proprio per questa rapidità si rivela il modello vincente: uno sforzo “collettivo” è ovviamente più efficace dello sforzo di un singolo.

Siamo dunque nell’era post-PC in cui la maggior parte delle persone scelgono di accedere a servizi e applicazioni (per lo più basate sul web) in mobilità. Già nella scorsa “era dei blog” si diceva che internet prediligeva il contenuto rapido e veloce piuttosto che l’approfondimento e infatti siamo giunti nell’era dei social network in cui le informazioni e lo scambio sociale sono compressi in pochi caratteri e anche le attività ludiche sono basate su concetti tutto sommato semplici (vedi Ruzzle).

In questo contesto i colossi “storici” vacillano: Microsoft è più debole che mai e pure la ricchissima Apple presenta un futuro poco scontato, senza più la guida “illuminata” di Jobs.

Dunque ecco l’opportunità.

Gli sfidanti su cui ci sentiamo di scommettere sono tre: Google, Canonical e Mozilla.

Google è già un colosso, gode di una posizione dominante per quanto riguarda web e servizi ed ha una potenza economica tale da potersi permettere mosse azzardate, e pure qualche flop. La posizione di Android in questo momento è solida, la scommessa è rappresentata da ChromeOS per il dominio tra portatili e desktop. Quello che un anno fa sembrava un netto flop dopo alcuni efficaci interventi di restyling e di “prezzo di listino” sta facendo passi notevoli nel mercato, rompendo dunque i passati tabù. Prodotti modaioli che nel contempo strizzano l’occhio agli hacker fornendo architetture aperte con cui giocare.

Canonical, l’azienda che ha già il merito di aver fatto fare un salto di qualità a GNU/Linux avvicinandolo agli utenti meno (o per niente) esperti e rendendo semplice l’uso quotidiano e variegato del desktop (accettando ovvi compromessi), sembra aver avuto la visione più azzeccata e suggestiva per il prossimo futuro: un ecosistema basato sulla tecnologia mobile (dopo anni di lavoro sull’architettura ARM, vedi Linaro) e su una piattaforma comune, coerente e dal marcato appeal. Un progetto che strizza l’occhio sia all’utente comune che a quello “enterprise” (non poco strategico).

Mozilla, la celebre organizzazione no-profit che sembrava soccombere a Chrome nella guerra dei browser, si è reinventata con successo diventando di fatto protagonista della fascia bassa del settore mobile. Una scommessa vinta grazie all’Open Web e ad una straordinaria capacità di coinvolgere la comunità. La crescente lista di partner, tra produttori hardware e operatori telefonici, parla da sè.

Tutti contenti dunque? Pare proprio di no.

Linux (il kernel) per tutti rappresenta una vittoria dell’Open Source nella declinazione ben rappresentata dalla Linux Foundation, aggregatrice di aziende tecnologiche ben contente di investire per uno sviluppo comune e condiviso, più economico ed efficace. Questa vittoria però, collidendo con le speranze di tanti attivisti, non porterà necessariamente ad una diffusione di massa della filosofia etica del Software Libero, pur donandole indirettamente molti più strumenti.

Google e Canonical sono aziende private che cercano, giustamente, di fare profitto cercando di conciliare (non sempre efficacemente) capacità decisionale con coinvolgimento della comunità. Spesso il bene dell’azienda passa attraverso scelte impopolari per la comunità, guardiamo ad esempio a Unity, il desktop emblema di Ubuntu, una scelta costata feroci critiche da parte della comunità ma che ora sta rivelando coi fatti tutta la sua efficacia (tra l’altro conquistando porting per insospettabili e “purissime” distribuzioni GNU/Linux). Mozilla è in una posizione più favorevole vista la sua natura no-profit, ma gioca un ruolo più limitato essendo per ora confinata alla fascia bassa dei soli smartphone.

Cosa succederà dunque?

C’è ragione di essere ottimisti, il contrasto tra “vertici aziendali” e comunità spesso dà buoni frutti “smussando gli spigoli” e portando a decisioni più ponderate, l’abbiamo visto sia da parte di Google che da parte di Canonical. La comunità in fondo concorre nel formare la reputazione di un gruppo o di un’azienda, ha dunque un suo peso politico.

Godiamoci dunque questa “età dell’oro” di Linux e cerchiamo di essere attivi e costruttivi senza disperderci in inutili faide, la concorrenza proprietaria non starà ferma a guardare.